Biografia di Alda Merini - terza parte
Io, Flavia, e la mia sorella maggiore, Emanuela, abbiamo vissuto con i nostri genitori fino all’età di sette anni, quando, dopo una lite, veniamo mandate tutte e due in un Istituto, e dopo un breve periodo, io Flavia, mandata definitivamente a vivere presso uno “zio” a Torino, mentre mia sorella Emanuela tornerà a vivere con i nostri genitori e ci resterà fino all’età di 15 anni, periodo in cui si sposerà. Questo è anche il periodo dove iniziano gli internamenti di nostra madre. Solo successivamente veniamo a scoprire le cause del nostro affido ad altre famiglie: una notte nostro padre era rientrato a casa dopo essere andato in giro con gli amici e aver speso tutti i soldi, quella notte nostra madre gli scaraventò contro una sedia facendolo finire all’ospedale. Soffriva molto lei, non di gelosia, soffriva perché veniva picchiata quando lui era ubriaco, ma lei lo amava e si crogiolava nell’illusione che lui cambiasse. Questa grande sofferenza non l’abbandonerà più e sarà la stessa sofferenza che segnerà e condizionerà anche il futuro di noi figlie…
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Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso sei un granello di colpa anche agli occhi di Dio malgrado le tue sante guerre per l'emancipazione. Spaccarono la tua bellezza e rimane uno scheletro d'amore che però grida ancora vendetta e soltanto tu riesci ancora a piangere, poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli, poi ti volti e non sai ancora dire e taci meravigliata e allora diventi grande come la terra e innalzi il tuo canto d'amore.
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Dopo questo episodio ha inizio un triste periodo di silenzio e separazione dovuto all’internamento manicomiale di nostra madre presso l’Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano. Nostra madre smette di scrivere... un buco nero per lei e per noi.
Alda: “Per me è stato un miracolo di Dio essere uscita viva da lì. Ho visto morire tanti ragazzi. Mi ha salvata mio marito che veniva a trovarmi, perché chi non aveva nessuno scompariva all’improvviso nel nulla”.

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